LAZIO VIAGGIO

Due bici, una jeep e tanta polvere

Di
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24 Ottobre 2019

Siamo carichi e riposati anche grazie alle favolose cozze di Ravenna.

Dobbiamo riprendere il treno e tutto quello che ne consegue cioè: la corsa per trovare la carrozza giusta, le biciclette in spalla per salire sul treno e 3 ore in piedi fino a Orte stazione.


Scendiamo dal treno, dobbiamo arrivare a Borgari, una piccola frazione sopra Narni. Il primo paese che tocchiamo è proprio Orte, seguendo le indicazioni del gps imbocchiamo una strada di ghiaia, e dopo qualche chilometro ci troviamo di fronte una cancellata che ci impedisce di continuare, siamo finiti in una strada privata e non c’è verso di oltrepassarla. Ci dobbiamo inventare qualcosa perchè tornare indietro è difficile. Con molta fatica riusciamo a far passare le biciclette tra la cancellata in ferro e la recinzione di legno così passiamo oltre continundo sul pietrisco. Per nostra sfortuna la strada rimane dissestata per molto ancora quindi tra sali e scendi dalla bicicletta arriviamo nei pressi di un agriturismo (chiuso), suoniamo il campanello e cerchiamo di farci sentire da qualcuno, siamo rimasti senza acqua, troviamo un rubinetto nel giardino e riempiamo le borracce nella speranza che sia potabile (nella mappa è possibile vedere la mia disperazione nel cercare qualcuno all’interno della proprietà).

Dopo qualche altro chilometro riacquistiamo la strada asfaltata e alla prima casa chiediamo cortesemente se possiamo riempire le borracce con acqua “potabile”. Con un doveroso ringraziamento riprendiamo la strada che sale ancora fino al campeggio. Arriviamo verso le 17  ma dopo aver montato la tenda ed esserci sistemati si è già fatto buio. Mangiamo una pizza sul muretto del camping alla luce di un lampione e per oggi siamo apposto così. Il buongiorno si vede dal mattino e infatti dopo aver preparato tutto per ripartire ci accorgiamo che la ruota posteriore di Gloria è buca, questo vuol dire che dovremo pedalare nelle ore più calde dopo aver riparato la gomma.

Ma nulla ci ferma ormai, risaliti in sella scendiamo fino a Narni (con il senno del poi saremmo potuti scendere dal treno a Narni risparmiandoci molta fatica e altrettante disavventure), una lunga strada anonima ci conduce a Terni, evitiamo il centro perchè troppo trafficato e imbocchiamo la salita che ci porta  a Marmore.  Verso le 11 siamo al camping, poco prima che inizi la disinfestazione nel campeggio quindi montiamo la tenda in fretta e ripariamo le bici all’interno della struttura, approfittiamo di questa ora libera per visitare le cascate ed ecco riassunta la nostra esperienza in questo viedo.

Sostiamo due giorni per recuperare e preparci alle difficoltà dei prossimi giorni (tante). È mattina presto quando siamo già pronti per partire, oggi la tappa è tutta in leggera discesa e arriviamo a Rieti in un batti baleno. Soggiorniamo in una casa al centro e abbiamo un comodissimo letto (per noi sono una gran gioia queste piccole cose). Visto che ci siamo giriamo anche la città concedendoci un gelato enorme in tutta tranquillità. La sera ci rilassiamo un po’ davanti a un bel film in tv. Dopo una colazione abbondante siamo carichi per la tappa odierna (che poi si rivelerà una vera e propria avventura). Partiamo per una tappa come tante altre e a circa metà imbocchiamo “per sbaglio” una strada a scorriemento veloce, non adatta alle biciclette , questo ci costringe a ripercorrere un tratto a ritroso (nella mappa a fine articolo potete trovare tutti i nostri movimenti). Al bivio all’altezza di Concerviano, saliamo lungo la strada che porta al lago del Salto. Percorso l’ultimo tratto in salita rimaniamo ammaliati quando ci si apre la vista sul lago.

Facciamo qualche foto dalla diga e costeggiamo il lago fino al borgo di San Pietro dove ci fermiamo a mangiare qualcosa all’Antica macelleria. Parlando del nostro viaggio con Gabriele, il proprietario, gli raccontiamo dove stiamo andando, rimane un po’ perplesso e ci spiega perchè, capiamo che l’agriturismo si trova a 1200 metri di altezza e da lì bisogna affrontare una salita di 10 chilometri quasi impossibile con le nostre biciclette. Purtroppo un’incomprensione ci ha portato fuori strada, quando stiamo per rinunciare Gabriele si offre di accompagnarci in macchina fin lassù visto che conosce bene il posto. Ringraziamo infinitamente Gabriele che oltretutto è un fotografo eccezionale  (QUI potrete ammirare alcuni dei suoi scatti).  Dopo tre ore sull’altopiano di Rascino ci raggiunge Riccardo che ci apre l’agriturismo, riusciamo a sistemarci e a condividere con voi le immagini di questo luogo magico.

 

LENTICCHIA DI RASCINO

Entrata a far parte dei presidi Slow Food, la lenticchia di Rascino viene coltivata in un altopiano che prende il nome di altopiano di Rascino. Una terra incontaminata, ricca di biodiversità come ci racconta Riccardo: un ragazzo che come noi ama la propria terra e se ne prende cura.

L’avventura a Rascino si conclude in questo altopiano isolato dal resto del mondo dove prevale la natura incontaminata e la mano dell’uomo non ha ancora recato danno. Se l’articolo vi è piaciuto e non volete perdervi i prossimi iscrivetevi alla news letter e seguiteci sui nostri canali social.

 

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