L’anima di Ascoli

Passeggiare per le strade di Ascoli Piceno equivale a sfogliare a caso un libro di storia dell’arte italiana, imbattendosi nelle illustrazioni più rappresentative ed espressive (Jean Paul Sartre)

Ascoli è una grande isola di travertino, pietra robusta quest’ultima, che abbraccia, che scalda, che accoglie. Ad Ascoli è il bianco che prevale, un “ascolano chiaro” segnato dal tempo, dall’eleganza della saggezza, dalla consapevolezza dell’unicità.

Il travertino scolpisce il profilo della città, non solo in superficie, ne è l’essenza. Nasce in profondità, ma riesce a interagire con l’ambiente circostante, fino ad esserne inglobato. E così è Ascoli, città dalle origini sconosciute, racchiusa nelle sue valli e contornata dai suoi fiumi. Le sue chiese, le sue torri, i suoi ponti, non sono altro che uno splendido quadro incastonato in una cornice ben più grande, tutta da scoprire.

Il travertino tesse la città con le sue “rue“, i suoi stretti vicoli che respirano storia e raccontano leggenda.

L’artigianato è parte del saper fare ascolano. Mani sapienti hanno modellato la pietra, l’hanno scolpita affinché questo teatro naturale potesse emergere e potessero prendere forma vere e proprie opere d’arte.

Ed ecco che la durezza di una città come Ascoli, si fonde con la malleabilità di una pietra “domata” da artisti locali, detentori di un sapere unico che raccontano il travertino e la città attraverso le loro creazioni.

Cave Cavam, una realtà che racconta la città in città

Chlavora con le sue mani è un lavoratore. Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano. Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il suo cuore è un artista (San Francesco d’Assisi)

Il mio viaggio questa volta mi ha portato nella mia città, nella culla del travertino, in cui ho avuto il piacere di conoscere un artista locale che ha fatto della sua passione un mestiere. Con la sua tecnica nelle forme e la sua creatività nel rendere il pubblico co-autore delle sue opere, narra Ascoli a partire dalla pietra.

Alessandro Virgulti è proprietario dell’attività Cave Cavam, una realtà commerciale che parla della città nel cuore della città. Sono stati gli studi in restauro, svolti presso l’Accademia di Belle Arti di Macerata, a conferire all’artista una maggiore confidenza con il materiale lapideo.

Da quando ho a che fare con la pietra e con il restauro, ho iniziato a desiderare di creare qualcosa di mio, ho riscoperto la mia personalità, la mia capacità pratica e creativa.

Il mio mondo è sempre stato quello dell’arte contemporanea, fatto di mostre ed esposizioni, fino a quando ho conosciuto la scultura. Poi, dal 2014, ho deciso di “abbracciare la strada”. I mercatini e le fiere erano diventati le vetrine delle mie creazioni e un punto d’incontro con la clientela. Il 2016 ha rappresentato la svolta per me e per la mia carriera con l’apertura del mio primo punto vendita in Piazza del Popolo.

Ho deciso, quindi, di tagliare i ponti con il mondo dell’arte e creare qualcosa di mio, con il quale potessi esprimermi meglio e tracciare una mia linea vera. Ed ecco che dalla strada mi sono ritrovato nella piazza. Nel mio spazio, anche se piccolo, posso proporre il mio saper fare, le mie idee. Mi piace definirla una piccola galleria senza il filtro di un museo in cui è necessario conoscere uno specifico linguaggio artistico per poter comprendere le opere esposte. Qui ognuno è libero di acquistare un pezzo scegliendo quello che più risponde alle proprie esigenze e ai propri gusti.

Se il piccolo scrigno in città ha rappresentato una svolta per la carriera di Alessandro, la sua ispirazione l’ha sempre trovata in un posto magico, un luogo del cuore per lui, divenuto negli ultimi anni un vero e proprio laboratorio a cielo aperto: la vecchia cava di estrazione a Rosara. Da stalla, a ricovero per gli animali, a officina in cui il nonno riponeva gli attrezzi da lavoro, la cava è parte di lui, della sua storia familiare; è il luogo in cui è nata e continua a fiorire la sua creatività.

È il legame che lo lega a questo luogo che lo ha spinto qualche anno più tardi a bonificare l’area, ormai abbandonata, a trasformarla in un posto che potesse essere custode della sua creatività, luogo di apprendimento, di incontro con altre persone e che ben si presta ad accogliere eventi musicali, sessioni di meditazione, allestimenti per scenografie teatrali, ecc.

Il mattoncino

Nel mio lavoro devo sorprendermi perché significa che posso aspirare sempre a qualcosa di meglio. E così è stato per il mattoncino. Cercavo qualcosa, un gioco per mia figlia, un oggetto da vendere al pubblico.

Il mattoncino è stata la risposta a queste esigenze. Piccoli conci di travertino che si prestano a numerosissime combinazioni e forme si sono rivelati un vero e proprio cavallo di battaglia.

Nel mattoncino si vende un concentrato della città.

Rappresentando il tratto distintivo dell’attività, il mattoncino è un oggetto in grado di interessare gli adulti e di incuriosire e coinvolgere i più piccoli. Da qui è nata l’idea di comporre un kit di ben 100 mattoncini, un ottimo modo per stimolare la fantasia e liberare la creatività delle persone.

Ciò che contraddistingue l’attività di Alessandro da molte altre realtà artigianali è sicuramente la forte propensione alla didattica svolta in cava. L’obiettivo è rendere partecipi ragazzi e bambini attraverso l’impiego di utensili caratteristici, farli sentire parte attiva nella realizzazione di un manufatto, fargli vivere un’esperienza formativa riproponendogli storie che raccontano le tecniche di estrazione della pietra in passato e, infine, stimolare loro il ricordo dell’esperienza attraverso un gadget realizzato da loro stessi in cava.

La mia è una tecnica che prende forma con gli anni che passano, con gli sbagli, con dei tentativi.

Il travertino è una pietra che si presta al piccolo e al grande oggetto, caratteristica che ha spinto Alessandro a realizzare articoli che solitamente vengono prodotti in legno o in ceramica, come scatole e scrigni.

Sono proprio questi ultimi a contenere “tesori” locali all’interno, come l’anisetta Meletti, un’altra eccellenza della mia città; un liquore ottenuto inizialmente dall’

Anice Verde di Castignano, prodotto slow food dell’alta collina Picena. Per non parlare delle olive ascolane, conosciute in tutto il mondo per la qualità della materia prima utilizzata nella preparazione, a partire dall’

Oliva Tenera Ascolana, una varietà già presente all’epoca dei romani e che ancora oggi contraddistingue la produzione ascolana da quella del resto d’Italia.  

E’ arrivato il momento di salutare Alessandro e di lasciare questo meraviglioso laboratorio. Sicuramente da questa esperienza ne trarrò un profondo insegnamento: non dare mai per scontato ciò che ci circonda abitualmente, ciò che ci sembra di conoscere già, ciò che consideriamo casa. Siamo curiosi di scoprire cosa si cela dietro a ogni aspetto che caratterizza un luogo, cosa lo rende unico rispetto agli altri, quali persone lo rendono tale. Dare voce a chi contribuisce a costruire o mantenere alto il valore di un luogo con il suo instancabile lavoro, passione e dedizione non ha prezzo per noi, ma è altissimo il riconoscimento che dà alla nostra identità.

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