Il miele, un tesoro da preservare!

Quanti di voi conoscono il magico mondo delle api? Sicuramente sono molti coloro che possono affermare con certezza di averlo indagato ma solo pochi, in realtà, conoscono i segreti di questo affascinante universo.

Quella delle api è una società vera e propria, fatta di regole, di lavoro, di ordine, di senso comune e di prosperità. Una società parallela alla nostra senza la quale il mondo, così come lo conosciamo oggi, non esisterebbe. Fautrici della ricchissima biodiversità ortofrutticola di cui possiamo godere una volta seduti attorno alle nostre tavole, le api rappresentano ancora oggi uno degli insetti più importanti al mondo.
Inauguriamo allora la Rubrica dei Sapori con un amante di questo insetto nonchè apicoltore, Adamo Grilli, dell’azienda Fattoria Cuore Capanna che ha fatto del vivere in natura la sua filosofia di vita.
Scopriamo dunque quali sono i segreti che si celano dietro l’apicoltura. Conoscerete già tutte le risposte?
Partiamo dalle tipologie di miele….

Come si fa a capire al giorno d’oggi che miele si sta producendo?
La tecnologia ha fatto passi da gigante anche nel mondo dell’apicoltura. Gli apicoltori professionali si affidano a un tipo di analisi chiamata melissopalinologica che studia i pollini presenti nel miele e ne identifica la provenienza botanica e la sua percentuale; assieme alle caratteristiche organolettiche, che devono rispondere a dei requisiti, danno l’autorizzazione ad una corretta denominazione del miele.

Cosa può fare il produttore per agevolare la produzione di una specifica tipologia di miele?
L’azione che l’apicoltore può svolgere, a monte, è inserire i melari all’inizio di una specifica fioritura (verranno estratti quando la fioritura cesserà). In tal modo si aumenta la percentuale di probabilità che le api prendano maggiormente un preciso nettare.

Come cristallizzano i diversi mieli?
La cristallizzazione è diversa per ogni miele: il millefiori, per esempio, si presenta liquido all’estrazione e inizierà a cristallizzare con l’arrivo dei primi freddi; il miele di acacia può impiegare persino anni, può addirittura non arrivare mai a cristallizzarsi totalmente. Come quello di acacia, anche il miele di melata rimane tendenzialmente liquido. La differenza tra un miele che cristallizza e uno no è dovuto al diverso rapporto tra glucosio e fruttosio.

Quali sono le principali tipologie di miele?
Esistono mieli monofloreali , multifloreali, melate e quelli aromatizzati. Il miele di melata ha una caratteristica che lo contraddistingue dagli altri: le api, al posto di raccogliere il nettare dai fiori, raccolgono una secrezione zuccherina presente al di sotto delle foglie degli alberi (principalmente querce, abeti e pini) rilasciata da alcuni insetti, gli afidi. Quello di melata è un miele ricchissimo di nutrienti. Tra i monofloreali nella nostra zona si produce il miele di Coriandolo, il miele di Acacia ed il miele di Girasole. Non sempre è possibile produrli poichè le condizioni climatiche influiscono sulla resa e sul benessere delle api.

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Quali possono essere i difetti del miele?
Il miele tende ad assorbire umidità, è igroscopico. Può capitare che vengano invasettati dei mieli con un’umidità eccessiva (superiore al 19% ) con il rischio di una possibile fermentazione, un processo che pregiudica la conservazione del miele. Ulteriori “effetti collaterali” a cui può andare incontro il miele sono la scomposizione e la cristallizzazione non omogenea. Si tratta di “difetti” dovuti alla presenza di differenti tipologie di fiore all’interno, dall’elevata “età” del miele ma anche in seguito ad eccessivi sbalzi di temperatura e/o ad umidità elevata.

Il miele ha una data di scadenza?
Sì, per legge il miele deve presentare una data di scadenza. Tuttavia si tratta di un prodotto costituito da fruttosio, un conservante naturale; nelle piramidi Egizie furono ritrovati vari tipi di mieli ancora edibili.

Dove si conserva il miele?
Il luogo ideale di conservazione del miele è la dispensa, il prodotto deve essere custodito a una temperatura stabile (20°). Da evitare è certamente il frigorifero.

Abbiamo finora presentato un prodotto eccellente, ricco e nutriente. Tuttavia il miele è solo il risultato finale di una struttura molto più complessa e articolata. È il frutto di un intenso lavoro portato avanti dalle api.
Scopriamo di seguito alcuni aneddoti su questi insetti tanto piccoli e delicati quanto forti e indispensabili.

Quanto vive un’ape in media?
Nel periodo estivo, l’ape ha una vita media che va dai 20 ai 40 giorni. Nel periodo invernale, l’aspettativa di vita è maggiore e può arrivare a 4-6 mesi. Consideriamo che le api hanno un ciclo riproduttivo molto rapido: dall’uovo alla nascita dell’ ape passano 21 giorni, per la regina 16 e per il fuco (ape meschio) 24.

Come riconosciamo l’ape regina?
Prevalentemente dalla dimesione dell’addome che è più grande di quello delle api operaie. Una convenzione internazionale suggerisce che l’ape regina possa essere contraddistinta con una marcatura per riconoscerla rapidamente quando si visita l’alveare e che ogni diverso colore della marcatura corrisponda ad un anno.

L’ape regina è più longeva?
È scientificamente provato che l’ape regina goda di una marcata longevità a differenza delle api operaie. Essa, infatti, può vivere fino a 4-5 anni. Il segreto di tale longevità pare sia legato alla sua “dieta” basata esclusivamente sulla pappa reale, una sostanza prodotta dalle api nutrici.

Come nasce l’ape regina?
La famiglia nel momento in cui decide di sostituire l’ape regina seleziona un uovo già deposto aumentando la dimensione della cella e nutre la larva esclusivamente a pappa reale; la regina diventerà più grande delle api operaie e, una volta nata, compirà il volo di fecondazione, sarà una delle poche volte che uscirà dall’alveare.

Lo sapevate che…
L’ape è sensibile ai cambiamenti climatici; ad esempio, se si verificano sbalzi di temperature eccessivi rischiano di incorrere in carestie. Essendo dipendenti dalle piante è facile che si trovino in difficoltà quando si verificano dei mesi invernali miti e delle primavere gelide che comportano bruciature dei getti delle piante e morte dei fiori che sono il loro nutrimento.

Perchè viene dato lo zucchero alle api?
Anche se è diventata una prassi comune in apicoltura, chiariamo che non è normale ne etico dare zucchero alle api. Viene somministrato principalmente in primavera poichè, in questa stagione, se si alimentano le api con zuccheri liquidi la famiglia avrà una crescita di popolazione dell’alveare più rapida e una prontezza maggiore all’arrivo delle fioriture importanti; ed in inverno per la paura che le api muoiano di fame, avendo tolto loro troppo miele, si somministra zucchero solido in panetti. Entrambe queste tecniche sono tipiche in un tipo di allevamento “intensivo” in cui l’areale dove sono le api ha una capacità nettarifera inferiore al numero delle api presenti, e in cui l’apicoltore rimuove troppo miele dall’alveare, lasciando le api senza sufficienti provviste.

Se volete conoscere molte altre curiosità sul mondo delle api, ecco a voi la nostra intervista integrale e ricordatevi che le nostre scelte possono fare la differenza!

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